IMU.

Gli Italiani residenti all’estero sono 5 milioni. Una percentuale di questi, possiede una casa in Italia su cui al momento paga una tassa: l’IMU. Vivendo all’estero, è probabile che paghino un affitto nel paese di residenza e pertanto l’IMU prima casa pagato in Italia e’ percepito come un costo eccessivo.

È stato stimato che abolire l’IMU per gli Italiani residenti all’estero, costerebbe 100 milioni euro. La lotta all’evasione fiscale nel 2017 ha visto recuperare 25,8 miliardi di euro. Oltre ai 20,1 miliardi recuperati dall’Agenzia delle Entrate ci sono + 5,7 miliardi dalla riscossione da parte degli enti territoriali. In quest’ottica l’abolizione dell’IMU trova ampio spazio: una parte dei proventi dalla lotta all’evasione fiscale potrebbe coprire i 100 milioni di euro dell’abolizione IMU per tutti gli Italiani residenti all’estero iscritti all’AIRE. Il Partito Democratico è già riuscito ad abolire l’IMU prima casa per tutti i pensionati cittadini italiani residenti all’estero. Adesso vogliamo estendere questo diritto a tutti i cittadini italiani residenti all’estero. 

In Europa, sono tanti i “colleghi” candidati a sostenere questa tesi e ad impegnarsi, come me e con me, affinché la tassa IMU prima casa, venga abolita.

Sgravi fiscali per chi desidera rientrare in Italia.

Non mi piace categorizzare (ulteriormente!) gli Italiani residenti all’estero, tanto meno quelli che vorrebbero rientrare in Italia, spesso definiti “cervelli in fuga” e, addirittura, parlando di politiche di rientro, “eccellenze”. Mi chiedo quale sia stato il criterio utilizzato (e se sia corretto averne uno!) che ci porta a definire chi è, e chi non è, un’ “eccellenza” o un “cervello in fuga”. 

Nel sondaggio che ho condiviso, e che ha fatto il giro di mezzo mondo, quasi nessuno dei partecipanti si ritiene un “cervello in fuga”. Se l’Italia non sa offrirci lavoro, e l’estero si, non vuol dire che siamo più intelligenti. Forse altri paesi sanno valorizzarci meglio e a condizioni migliori. 

Detto questo,  il rinnovamento del nostro paese può sicuramente essere facilitato tornando a creare valore grazie a persone con esperienze diverse, ma anche idee o esempi di best practices da implementare in Italia. In quest’ottica, dovremmo pensare ad ampliare gli sgravi fiscali esistenti per i lavoratori tutti, non solo i professionisti e i ricercatori, che desiderano rimpatriare. Da qui parte il mio impegno. 

A questo, aggiungo che gli sgravi fiscali devono interessare non solo le persone, ma anche i loro risparmi. La normativa in proposito è articolata e poco chiara. Il mio impegno sarà rivolto anche verso una semplificazione della normativa affinché sia più semplice ed accessibile.

Pensioni.

Un Italiano residente all’estero (non iscritto nell’anagrafe delle persone residenti in Italia per più della metà dell’anno, e cioè per 183 giorni negli anni normali, 184 in quelli bisestili, senza domicilio in Italia per più di metà dell’anno e senza dimora abituale in Italia per più della metà dell’anno),  deve avere la possibilità di contribuire alla propria pensione in Italia, in modo volontario (esiste la contribuzione volontaria), semplice ma soprattutto non gravoso economicamente (chi lavora per aziende italiane all’estero, è agevolato in questo senso). 

Per maturare gli anni di pensione, in quanto Italiani residenti all’estero, la normativa italiana prevede la totalizzazione, che consente al lavoratore di cumulare i diversi periodi di lavoro effettuati in più Stati ai fini della maturazione del diritto. Ma anche in questo caso, nei paesi extra-UE la normativa dipende dagli accordi tra i singoli paesi, e l’Italia. Idem per la tassazione della pensione stessa. 

E chi non ha ancora lavorato in Italia, ma è Italiano, lavora ed è residente all’estero, iscritto all’AIRE, deve avere il diritto di poter contribuire alla propria pensione in Italia in quanto cittadino italiano.

Il mio impegno sarà quello di apportare maggiore chiarezza in tema di normative fiscali per gli Italiani residenti all’estero nella circoscrizione AAOA. 

Mi impegno anche affinché ci sia maggiore supporto verso gli Italiani residenti all’estero, all’interno della rete consolare e/o degli enti, organizzazioni e istituzioni degli Italiani residenti all’estero. Un canale che funzioni, che sia un vero strumento di supporto riconosciuto, che dialoghi con l’Italia, le regioni ed i comuni, per far si che il cittadino riceva informazioni coerenti e non in contrasto tra loro.