Un affare (pubblico) da 11 milioni di euro l’anno.

All’estero, la promozione e l’organizzazione di attività culturali, di vario genere, compresa la diffusione della lingua italiana, dipende soprattutto dagli Istituti Italiani di Cultura (Iic).

Gli Istituti di Cultura Italiana nel mondo sono 83 e, come spiegato sul sito della Farnesina, sono un luogo di incontro e di dialogo per intellettuali e artisti, per gli italiani all’estero e per chiunque voglia coltivare un rapporto con il nostro Paese. Promuovono all’estero l’immagine dell’Italia e la sua cultura, classica ma anche, e soprattutto, contemporanea. Gli Istituti Italiani di Cultura:

  • organizzano eventi di arte, musica, cinema, letteratura, teatro, danza, moda, design, fotografia e architettura;

  • gestiscono corsi di lingua e cultura italiana secondo il Quadro Comune Europeo di Riferimento;

  • promuovono la cultura scientifica dell’Italia;

  • gestiscono un’efficiente rete di biblioteche;

  • creano contatti tra gli operatori culturali italiani e stranieri;

  • facilitano il dialogo tra le culture fondato sui principi della democrazia.

In totale il Ministero degli Esteri finanzia tutti gli Istituti Italiani di Cultura all’estero con 11-12 milioni di euro all’anno.

Statuto semi-privato?

Potrebbe avere senso immaginare gli Iic con uno statuto semi-privato, anziché dipendere completamente dal Ministero degli Esteri? 

Sí! Gli Istituti Italiani di cultura ricevono proventi dai corsi di lingua italiana ma anche importanti sponsorizzazioni dirette ed indirette. Non è irrealistico pensare che le sponsorizzazioni indirette possano diventare la principale risorsa per gli istituti.

I super direttori

Non solo! Viste le nomine dei direttori cosiddetti “di chiara fama” e degli esperti, che presentano costi importanti considerando anche gli oneri aggiuntivi per l’indennità di servizio all’estero, mi chiedo se non possano, suddetti direttori, agire sugli Istituti utilizzando la loro fama per trovare maggiori sponsorizzazioni dirette e indirette. Questo indicherebbe, oltretutto, le capacità manageriali della direzione.

Gli esempi nel mondo

Il British Council, ad esempio, è un ente privato e la maggior parte dei suoi fondi arrivano da privati, così come il Goethe Institut; l’Instituto Cervantes dipende dal ministero degli Esteri spagnolo, ma è più indipendente. L’Institut Français, come gli IIC, sono enti pubblici, mentre l’Alliance Française è un ente privato che ha uno statuto simile a quello di un’associazione.

Per noi, Italiani residenti all’estero, gli Istituti Italiani di Cultura sono opportunità , ma non possono gravare sulle tasche del cittadino.

Gli Iic sono importanti perché sono un modo per esportare la nostra cultura nel mondo, un “knowledge-transfer” globale, che rappresenta un motore di crescita economica per il nostro paese. 

Qual’è il binomio cultura-economia?

Il sistema produttivo culturale è responsabile del 6,1 per cento della ricchezza nostrana, pari a 89,7 miliardi di euro. Non solo. La cultura ha anche un effetto moltiplicatore di 1,8. Cioè: per ogni euro prodotto dalle industrie culturali, se ne “attivano” 1,8 in altri settori, pari a 160,1 miliardi. Si arriva così a un totale di 249,8 miliardi di euro generati dall’intera filiera culturale, che rappresentano il 17 per cento del valore aggiunto nazionale. Gli occupati nella cultura sono 1,5 milioni, ossia il 6,1 per cento dei lavoratori italiani.

Il Made in Italy

Alla voce “cultura” c’è anche il MADE IN ITALY che da solo, dati del 2016 alla mano,  ha visto un saldo commerciale in positivo per 121,6 miliardi di euro. I mercati emergenti che guidano la crescita del lusso sono Cina, Russia ed Emirati Arabi la cui percentuale di consumatori è aumentata del 70 percento. 

 

Fonti: Corte dei Conti, Lifegate, Mae, Il Post