Un paese che sa rinnovarsi, che sa stare al passo coi tempi, che sa affiancare ad un’evoluzione sociale, un’evoluzione giuridica e amministrativa, culturale e politica, e’ un paese democratico, che ha a cuore il bene dei suoi cittadini. È un paese che ha una visione. 

Io voglio che quel paese sia l’Italia.

Noi che viviamo all’estero, noi che siamo usciti, a volte felici, ma a volte anche frustrati e delusi, arrabbiati, noi abbiamo visto cosa è possibile fare. Abbiamo capito fin da subito che possediamo e creiamo valore. Che un lavoro ci spetta. Che sul nostro curriculum non dobbiamo specificare lo stato civile, la data di nascita, il sesso. Sappiamo che alle tasse che paghiamo, corrispondono servizi. Sappiamo che esiste ancora un senso di comunità e persino di appartenenza al nostro paese, che, però, sembra ignorarci. Non ci supporta. 

Ma proprio noi possiamo fare qualcosa.

Possiamo, ad esempio, proporre all’Italia ciò che funziona nel nostro nuovo paese di residenza. Possiamo portare le best practices a chi ne ha bisogno. Possiamo dare l’esempio. Il buon esempio.

La Bulgaria nel 2018 testerà il voto online ben tre volte per proporlo poi ufficialmente nel 2019. I paesi nordici in quanto a politiche e progetti urbanistici propongono Smart Cities. Bisogna guardare sempre al nord Europa per maggiori diritti di maternità e paternità. La Francia e la Germania hanno Istituti di Cultura che non dipendono dalle casse dello Stato. In Inghilterra la digitalizzazione delle pratiche burocratiche, è avanzata. La trasformazione digitale è ormai comunemente riconosciuta come una priorità dagli stati dell’area Ocse. 

In questo quadro l’Italia è ancora indietro.

E su questo punto, oggi, vorrei soffermarmi, perché pertinente ad una delle tante problematiche che riscontriamo noi Italiani expat: l’AIRE.

L’A.I.R.E. è l’anagrafe degli Italiani residenti all’estero, ed è tanto utile, quanto complicata, per tempi e modalità ancestrali. Mi piace poter immaginare una nuova A.I.R.E. un po’ come iCloud. Una nuvola dove ognuno di noi ha accesso per visualizzare e scaricare i propri documenti, può richiederne altri, può prenotare appuntamenti, comunicare con il Consolato e con l’ultimo comune di residenza in Italia. 

Il bello è che esiste.

Ma è in fase pilota. E il mio impegno sarà proprio quello di accelerare questo processo, spingere affinché si affrontino tutte le difficoltà della prima fase, e si arrivi ad avere un’anagrafe digitale, che raggiunga tutti noi, 5 milioni di Italiani espatriati sparsi nelle varie circoscrizioni. Un impegno che non prendo da sola, poiché molti “colleghi” candidati all’estero, si battono per lo stesso diritto. Colleghi con cui ho lavorato per anni a Londra, che oggi si presentano alla Camera e al Senato, nella circoscrizione Europa. Un lavoro da portare avanti, per tutti gli Italiani residenti all’estero.

Si potrebbe poi addirittura fantasticare su un’estensione all’estero dello SPID, l’identità digitale, già attivo in Italia. E chissà, magari tramite l’identità digitale, un giorno potremo votare online in tutta sicurezza. In ambito privato, il voto online è ormai una realtà che consente la partecipazione al voto da parte di centinaia di migliaia di persone che appartengono ad associazioni, fondazioni, enti, ed altre organizzazioni. Dal punto di vista degli elettori, tutto quello di cui hanno bisogno per votare è di un computer collegato ad Internet e di un codice di accesso al sistema di voto. Si garantirebbe un enorme risparmio economico ed una maggiore partecipazione elettorale.