Ho fatto più rapidamente ancora di quanto mi chiedi. Ho telefonato a Bonomi, preannunciandogli che lunedì sera o martedì mattina tu e io faremo un passo presso di lui per pregarlo di presentare nella prossima seduta un progetto per l’inclusione del voto femminile nelle liste delle prossime elezioni amministrative. Facesse intanto preparare il testo del decreto. Mi ha risposto affermativamente“.

Era il 20 gennaio del 1945, De Gasperi era l’allora Segretario della DC, e rispondeva ad una lettera di Togliatti, Segretario del PC.

Dieci giorni dopo, il 30 gennaio 1945, nella riunione del consiglio dei ministri, come ultimo argomento, si discuteva del voto alle donne: la maggioranza dei partiti era favorevole all’estensione!

Il giorno dopo, il 1 febbraio 1945 venne emanato un decreto legislativo che conferiva il diritto di voto alle italiane che avessero almeno 21 anni. Pensate che le uniche donne ad essere escluse erano prostitute schedate che lavoravano al di fuori delle case dove era loro concesso di esercitare la professione.

Il decreto Bonomi però non dava la possibilità, per le donne, di essere votate. L’11 febbraio 1945 si richiedeva di sancire anche l’eleggibilità delle donne.

Dovette trascorrere poco più di un anno prima che le donne potessero godere anche dell’eleggibilità: dal 10 marzo 1946, grazie a un decreto, le donne potevano considerarsi cittadine con pieni diritti!

Queste misure dettero subito buoni frutti, infatti, già alle prime amministrative vi furono donne elette nelle amministrazioni locali e nel 1946 furono elette le prime due donne sindaco.

Alle successive elezioni, quelle del 2 giugno 1946 per l’elezione dei deputati dell’Assemblea Costituente, le donne elette risulteranno 21; cinque di esse (Maria FedericiAngela GotelliNilde JottiTeresa NoceLina Merlin), faranno parte della Commissione per la Costituzione incaricata di elaborare e proporre il progetto di Costituzione repubblicana.

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Dopo oltre un secolo di lavoro perché le donne potessero avere diritto di voto e di essere elette, la Costituzione italiana del 1948 garantirà alle donne pari diritti e pari dignità sociale in ogni campo (articolo tre).

Qualche paragone con gli altri paesi: in Europa la prima fu la Finlandia nel 1906, poi venne la Norvegia nel 1913, poi ancora Danimarca e Islanda e nel 1918 l’Irlanda, e negli anni seguenti Paesi Bassi, Germania e Svezia, Stati Uniti e Canada, la Gran Bretagna nel 1928 e la Spagna nel 1931. Pecora nera la Svizzera che estese il voto alle donne solo nel 1971. Mentre in Nuova Zelanda si votava già dal 1893…

 

Fonte: Il Suffragio Femminile in Italia e Voto Alle Donne

Foto: Voto alle Donne